1 La programmazione complessa 2 Programmi Integrati 3 Programmi integrati d’intervento (PII) 4 Programmi di Recupero Urbano 5 Programmi di riqualificazione urbana 6 Contratti di Quartiere 7 (PRUSST) 8 Contratti d'Area 9 Patti territoriali legge 10 Urban
1 La programmazione complessa - Nell'urbanistica italiana sono stati introdotti negli anni novanta una serie di nuovi strumenti operativi catalogati collettivamente sotto la definizione di "programmi complessi".
Per questi strumenti l'uso della parola programma è riconducibile alla presenza di finanziamenti pubblici specifici, alla prevalenza delle ragioni della fattibilità, ad un orizzonte temporale di breve-medio termine.
La nascita e il diffondersi di detti strumenti è collegabile a varie riflessioni e problematiche:
-il tema del “fabbisogno abitativo”, inteso come difficoltà a disporre di un’abitazione adeguata alla situazione familiare in relazione al reddito, e la speranza (mal riposta) che il problema abitativo trovasse una soluzione automatica attraverso il mercato, con la conseguente interruzione dei finanziamenti pubblici dell’edilizia residenziale pubblica (i fondi ex-gescal vengono soppressi nel 1995);
-la riflessione sulla necessità di approccio integrato contro il degrado urbano di città e quartieri in crisi, attraverso progetti coordinati di interventi per lo sviluppo economico, la protezione dell’ambiente e l’integrazione sociale; ciò in linea con le più importanti iniziative comunitarie (Pic Urban 1994); si pensa quindi alla sostenibilità degli interventi, a bloccare il consumo di suolo e quindi dell’espansione delle periferie, “quartieri ghetto“, sia per favorire l’offerta di nuovi alloggi inseriti nel contesto urbano, sia per riqualificare le abitazioni esistenti nei quartieri degradati;
-la crisi (vera o presunta) della pianificazione di tradizione che è insufficiente e rigida non ce la fa a gestire processi, è necessario che sia flessibile e dinamica, preveda il coinvolgimento dei privati; il caos sul regime dei suoli con la difficoltà dell’acquisizione di aree per usi di interesse pubblico, sotto i profili economico e procedurale; quindi si va verso una forma innovata di pianificazione che contiene un’anima strategica e semplificazione delle procedure; tale metodo richiede da parte da parte delle amministrazioni comunali un ruolo insostituibile di regia e di coordinamento dei differenti soggetti interessati o comunque toccati dalle trasformazioni.
La programmazione complessa, inizialmente istituita quale strumento finalizzato ad introdurre forme di mix sociale e funzionale nell’ambito delle politiche regionali dedicate all’edilizia residenziale pubblica è diventata nel tempo un nuovo istituto per la riqualificazione di parti importanti delle città, per il recupero delle aree dimesse e periferiche.
A livello nazionale si sono susseguiti una serie di programmi di intervento per quartieri degradati e per aree industriali dimesse. In particolare:
2 I Programmi Integrati art 18 ex L.203/91 (conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152), sono, in sostanza, programmi d’intervento di edilizia residenziale destinata a dipendenti statali, previsti all’interno di un piano di azioni per la lotta alla criminalità organizzata. Per la prima volta è prevista, all'interno di una programmazione pubblica di edilizia residenziale la possibilità di varianti agli strumenti urbanistici evitando la procedura ordinaria di variante.
3 I Programmi integrati d’intervento (PII) ex L.179/92, introdotti dall'art. 16 della legge 179/92, hanno lo scopo di promuovere attraverso un parterneriato pubblico-privato processi di riqualificazione urbana di notevole consistenza e complessità. Sono promossi (anche da privati) per riqualificare il tessuto urbanistico, edilizio ed ambientale con interventi in grado di incidere sulla riorganizzazione urbana e caratterizzati dall'articolazione ed integrazione di funzioni e tipologie di intervento.
La presenza, in questi programmi, di una pluralità di funzioni sembra avere l’obiettivo di superare la logica della pianificazione tradizionale sperimentando procedure che puntano a realizzare la complessità urbana.
4 I Programmi di Recupero Urbano (PRU) ex L.493/93, hanno come obiettivo la riqualificazione degli insediamenti di edilizia residenziale pubblica. Le zone e le tipologie di intervento sono articolate in una proposta unitaria da parte di soggetti pubblici e privati, che deve garantire in particolare il contenimento degli investimenti pubblici e la presenza di risorse aggiuntive private. Per l'approvazione dei PRU in variante agli strumenti urbanistici vigenti può essere promossa la conclusione di un accordo di programma.
5 I Programmi di riqualificazione urbana (PRIU) DM-llpp 21/12/94, estendono il tema del recupero urbano a tutte le aree in trasformazione delle grandi città (con più di 300.000 ab) e assumono particolare rilevanza le aree dismesse. Sono finalizzati recupero delle periferie urbane e aree dimesse e a migliorare la dotazione delle città di aree pubbliche. È stata affermata definitivamente l’obbligatorietà della concorrenza di risorse pubbliche e private e anche la necessità di costruire "metodi condivisi" nel dialogo della concertazione.
6 I Contratti di Quartiere I e II L.499/97 - Il raggiungimento di più elevati standard di vivibilità dei quartieri residenziali degradati, sia dal punto di vista fisico che sociale, è l’obiettivo principali dei contratti di quartiere. Obiettivo perseguito attraverso una pluralità di azioni in settori diversi che vanno, quindi, dal sociale alle trasformazioni urbane ed edilizie.
Ampio spazio è dato all'attivazione di procedure di partecipazione e comunicazione tese a garantirne una più diffusa conoscenza. Per la definizione degli obiettivi e degli interventi sono previste forme di partecipazione della popolazione residente nel quartiere.
7 I Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio (P.R.U.S.S.T.) D.M.llpp. 25/9/98, assumono caratteri più ambiziosi intervenendo su ambiti territoriali molto vasti, con carenza infrastrutturali, degrado fisico ed, eventualmente, deficit di sviluppo economico. Può svolgere, inoltre, il ruolo di coordinamento di diverse iniziative (di sviluppo, manutenzione, etc) promuovendo un progetto complessivo che ordini le diverse iniziative e ne promuova l’integrazione.
8 Il Programma Urban. Cito infine,anche URBAN uno dei maggiori programmi nel settore urbano della UE, iniziativa comunitaria del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) a favore dello sviluppo sostenibile di città e quartieri in crisi dell'Unione europea. L’obiettivo è quello di elaborare un progetto coordinato di interventi per lo sviluppo economico, la protezione dell’ambiente e l’integrazione sociale. Urban prevede un partenariato pubblico privato; il finanziamento UE è paritetico al finanziamento dell’ente locale e poi a questi due si aggiunge il contributo privato. Dopo una fase Urban I nel periodo 1994-1999, Urban II per il periodo 2000-2006 è intesa più specificamente a promuovere l'elaborazione e l'attuazione di modelli di sviluppo innovativi a favore del recupero socioeconomico delle zone urbane in crisi. Tale iniziativa prevede inoltre un potenziamento dello scambio di informazioni e di esperienze in materia di sviluppo urbano sostenibile nell'Unione europea.
9 La Regione Puglia. Su questo panorama l’azione regionale dell’ultimo periodo è volta a passare dalla fase episodica, emergenziale, della programmazione complessa, legata a particolari finanziamenti, ad una fase in cui la stessa programmazione diviene strumento ordinario di governo del territorio, in coerenza con la pianificazione comunale e di area vasta.
L’iniziativa dei Programmi integrati di riqualificazione delle periferie (PIRP) -DGR n. 860/2006- rientra nel gruppo della programmazione legata a finanziamenti (art.13 LR n.20/2005- Finanziamento straordinario piano casa), con un approccio concorrenziale tra comuni, incentiva la riqualificazione partecipata ed eco-sostenibile di quartieri marginali mediante azioni integrate di riqualificazione fisica e inclusione sociale. E’ da segnalare che ai finanziamenti già previsti saranno sommati anche i finanziamenti comunitari 2007-2013.
Con la legge regionale n 21 del 2008 – Norme per la rigenerazione urbana si vuole promuovere (anche in Puglia) strumenti ordinari per la rigenerazione di parti di città, di sistemi urbani in coerenza con le strategie comunali e di area vasta, per il miglioramento delle condizioni urbanistiche, edilizie, ambientali, culturali e socio-economiche degli insediamenti, mediante strumenti di intervento elaborati con il coinvolgimento degli abitanti e dei soggetti pubblici e privati interessati.
Gli ambiti di intervento sono le periferie, i contesti urbani storici interessati da degrado del patrimonio edilizio, delle infrastrutture e da disagio sociale, le aree dimesse, degradate e non utilizzate.
Proprio per evitare che questi programmi diventino delle maschere per camuffare operazioni immobiliari speculative, la legge dispone che il Comune indichi preventivamente attraverso il “Documento programmatico per la rigenerazione urbana” gli ambiti territoriali che per le loro caratteristiche rendano necessari interventi di rigenerazione urbana.
La legge 21/2003 da contenuto anche agli art. 11 c. 1,2 e 3 della LR 20/2001 per molti anni interpretati in maniera molto simile ai piani particolareggiati di vecchia concezione.
Altra legge regionale n.12/2008 “Norme urbanistiche finalizzate ad aumentare l’offerta di edilizia residenziale sociale” stabilisce delle procedure urbanistiche per facilitare il superamento delle difficoltà di realizzazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica soprattutto in affitto, consentendo ai Comuni di disporre di aree destinate, da acquisire con modalità da privati proprietari attraverso modalità premiali e perequative.
10 Programmazione negoziata. Su un piano analogo si colloca la disciplina della programmazione negoziata (art. 2, comma 203 della legge 28 dicembre 1996 e deliberazione Cipe 21 marzo 1997), principalmente finalizzata allo sviluppo economico delle aree svantaggiate. Tra i numerosi strumenti ivi previsti merita citare:
- i Contratti d'Area (Legge n.662/96 art.2, comma 203, lett. f) consiste nell'accordo tra più soggetti pubblici (anche locali), rappresentanze di lavoratori e datori di lavoro, nonché eventuali altri soggetti interessati. Tale accordo ha per scopo la realizzazione di un ambiente economico favorevole all'attivazione di nuove iniziative imprenditoriali e alla creazione di nuova occupazione nei settori dell'industria, agroindustria, servizi e turismo, attraverso condizioni di massima flessibilità amministrativa ed in presenza di investimenti qualificati, nonché di relazioni sindacali e di condizioni di accesso al credito favorevoli.
Il contratto d'area si applica a territori circoscritti interessati da gravi crisi occupazionali: le aree industriali di cui all'obiettivo 1 dei Fondi strutturali comunitari; le aree industriali di cui all'art. 32 della legge 219/81; le aree di crisi situate nei territori di cui agli obiettivi 1, 2, 5b (vd. D.P.C.M. del 15 aprile 1998), nelle zone del Centro Nord che presentano squilibri tra domanda e offerta di lavoro (vd. Decreto del Ministero del lavoro del 14 marzo 1995 e succ. modifiche). In alcuni casi i contratti possono prevedere anche progetti comportanti ristrutturazioni e trasformazioni urbanistiche.
- i Patti territoriali legge n. 662 del 1996, art. 2, commi 203 e segg. che rappresentano, nel rispetto delle competenze dei diversi livelli istituzionali, lo strumento per l'individuazione di un complesso coordinato di interventi di tipo produttivo e promozionale, nonché di quelli infrastrutturali ad essi funzionali, ai quali concorra il finanziamento pubblico. Ha, quindi, anche un contenuto urbanistico molto rilevante al punto che può costituire variante automatica agli strumenti urbanistici.
L'elemento caratterizzante di un patto territoriale è costituito dalla concertazione tra i diversi attori sociali ( rappresentanti delle forze sociali., degli enti locali e singoli operatori economici ) finalizzata all'elaborazione di progetti concreti di sviluppo locale. Si presenta, dunque, come uno strumento selettivo che si basa su elementi qualitativi in ordine ai tempi, agli impegni assunti dai soggetti sottoscrittori e alla selezione degli obiettivi.
Il patto territoriale costituisce il punto di arrivo di un processo di concertazione "dal basso" tra gli attori sociali nel quale viene evidenziato il ruolo del partenariato sociale, alla base del quale vi è essenzialmente la presenza di un'idea forza di sviluppo del territorio. Si tratta di un punto di riferimento fondamentale sia per potere delimitare l'area oggetto del patto, sia per riuscire a fare una selezione e a stabilire delle priorità tra i vari interessi presenti a livello locale.
Il patto deve essere costituito da un insieme di progetti che si rafforzano reciprocamente avendo come obiettivo il raggiungimento di una dimensione di sviluppo integrato. Per questo motivo risulta importante che il patto preveda attività economiche caratterizzate da una rapida eseguibilità e si riferisca ad una dimensione territoriale complessiva abbastanza contenuta.
I patti territoriali sono finalizzati allo sviluppo integrato di aree territoriali delimitate a livello subregionale, costituendo fondamentale espressione del principio di "partenariato sociale".
L'idea che sta alla base del patto territoriale è quella di rivolgersi in primo luogo agli attori "forti" delle aree in deficit di sviluppo, cercando in questo modo di mobilitare tutto il sistema dell'imprenditoria locale.