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La sostenibilità urbana ed edilizia la legge regionale 13/2008 a cura di Vito Laricchiuta

1 Con l'accelerazione delle capacità manipolative  2 Il concetto di sviluppo sostenibile  3 La decrescita  4 L’ambiente e la costituzione  5 Il D.Lgs. n. 152/2006  6 Europa ed ambiente 7a In Puglia il DRAG 7b La sostenibilità urbana ed edilizia nella UE  8 La Direttiva Europea 2002/91/CE  9 Anche la Regione Puglia 

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Con l'accelerazione delle capacità manipolative  sul mondo esterno. L’ uomo si è trovato inaspettatamente innanzi a degli eventi, provocati dalle sue stesse azioni, dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche: basti ricordare l'aumento della radioattività di fondo, il formarsi del buco dell'ozono, gli inquinamenti connessi alla manipolazione di materiali nocivi, la diminuzione della varietà delle specie viventi e, da ultimo, il gravissimo aumento della temperatura del pianeta, conseguente alle emissioni di anidride carbonica.
L’ambiente è un sistema in cui la configurazione degli elementi e delle relazioni che lo definisce e lo alimenta è estremamente difficile da riprodurre artificialmente. Una volta, quindi, che esso o una sua parte abbia perduto l’equilibrio difficilmente può essere riportato nelle condizioni iniziali.
Prudenza richiederebbe che la dinamica della crescita economica, delle capacità manipolative sulla natura e del consumo di risorse vadano quanto meno rimesse sotto controllo.
Risulta emblematico al proposito, il contrasto emerso negli incontri di Rio e di Kyoto sulla tutela ambientale, tra i paesi industrializzati e i paesi in via di sviluppo: i primi non intendono rinunciare al proprio benessere; i paesi in via di sviluppo, d'altro canto, non intendono farsi carico, nemmeno in cambio di aiuti, del problema della tutela ambientale, rinunciando alla prospettiva della crescita.

2 Il concetto di sviluppo sostenibile – Comunque, in questi anni si è affermata la consapevolezza che le risorse naturali sono un bene pubblico in equilibrio precario che andrebbero trasmesse nel migliore dei modi alle generazioni future. Cosa non facile considerato che nella generazione di volta in volta presente sulla terra in assenza della controparte (quelle future), si instaurano, più o meno volutamente, dei comportamenti opportunistici, che possono spaziare da un atteggiamento di aperta negatività, a sottili forme di autosuggestione e di autogiustificazione,  o in una sottovalutazione delle esternalità negative prodotte poste a carico delle generazioni future.
La generazione di volta in volta presente dovrebbe sceglie quel tasso di risparmio delle risorse naturali (e, corrispondentemente, di consumo) tale da consentire alle generazioni future di vivere in condizioni non peggiori di quelle attuali. e contemporaneamente senza danneggiare e ridurre le potenzialità di sviluppo sostenibile delle comunità locali in altre parti del mondo. Dovrebbe ancora considerare forme di equità sociale nella distribuzione delle risorse. Tali principi di equità intergenerazionale e intragenerazionale denominati “sviluppo sostenibile” si è sviluppato per tappe successive: iniziando dal rapporto del Club di Roma, redatto all’inizio degli anni ’70 da un gruppo di ricerca costituitosi presso il Massachussets Institute of Technology, con un primo momento di presa di coscienza collettiva effettiva con la Conferenza Internazionale di Stoccolma sull'Ambiente Umano (1972); successivamente, con il Rapporto Brundtland del 1987 con la prima formulazione del concetto di sviluppo sostenibile, poi ripresa nella Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo di Rio de Janeiro del 1992, nella Carta di Aalborg del 1994, nel Protocollo di Kyoto adottato dalla comunità internazionale nel 1997, nel Summit di Joannesburg del 2002 e in ultimo nella Conferenza sul clima di Potsdam nel 2008.
L’equità intergenerazionale e intragenerazionale sono intese come norme programmatiche che impongono agli Stati di considerare, nelle proprie politiche, le esigenze ed i bisogni non solo della generazione presente, ma anche di quella futura, e non solo alle esigenze dei loro popoli, ma anche a quelle degli altri Paesi, ossia tutti gli Stati devono cooperare per il raggiungimento di un obiettivo comune.

3 La decrescita Il concetto di Sviluppo sostenibile è aspramente criticato dai movimenti facenti capo alla teoria della Decrescita.
La decrescita è un concetto politico, secondo il quale la crescita economica - intesa come accrescimento costante di uno solo degli indicatori economici possibili, il Prodotto Interno Lordo (PIL)- posto come obiettivo di ogni società moderna - non è sostenibile per l'ecosistema della terra.
L'assunto principale è che le risorse naturali sono limitate e quindi non si può immaginare un sistema votato ad una crescita infinita. La diminuzione della produzione di beni non costituisce riduzione dei livelli di civiltà e di benessere delle popolazioni deve quindi essere ottenuto senza aumentare il consumo.

4 L’ambiente e la costituzione  - La nostra Costituzione, prima della riforma recata dalla L. cost. n. 3/2001, non contemplava esplicitamente la parola ed il concetto giuridico di «ambiente». Comunque, grazie a numerose e rilevanti pronunce della Corte costituzionale e della Corte di cassazione, si era già arrivati ad interpretazioni estensive degli artt. 2 (diritti inviolabili dell’uomo), 9 (tutela del paesaggio) e 32 (tutela della salute umana) comprensive anche della tutela dell'ambiente.
Ad onor del vero, nemmeno con la riforma costituzionale si è arrivati a far rientrare la tutela dell'ambiente tra i principi fondamentali della Costituzione, tuttavia la materia ambientale è diventata oggetto di specifica disciplina, in quanto nel novellato art. 117 Cost., c. 2 l.s), come materia espressamente riservata alla legislazione esclusiva dello Stato.

5 Il D.Lgs. n. 152/2006 L’esigenza di riordino, coordinamento e integrazione della legislazione in materia ambientale e la necessità del recepimento della copiosa normativa europea, ha portato all’approvazione del  D.Lgs. n. 152/2006 “Norme in materia ambientale”. La finalità del decreto è enunciata nell’art. 2 c.1 e riguarda la promozione del livello di qualità della vita umana, da realizzare attraverso l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali e la salvaguardia e il miglioramento delle condizioni dell’ambiente. Esso punta l’attenzione sul risparmio energetico, la prevenzione dall’inquinamento e il potenziamento della struttura sanzionatoria, esplicitando in dettaglio le competenze in materia già fissate dalla costituzione tra Stato, regioni ed enti locali in materia. Infine, all’art. 3-quater, introduce il principio di sviluppo sostenibile

6 Europa ed ambiente - Passando all’Europa, la tematica ambientale entra a pieno titolo nella politica comunitaria con l'Atto Unico Europeo del 1986 e il Trattato di Maastricht del 1992: la salvaguardia ambientale viene indicata come uno degli scopi dell’Unione e lo sviluppo sostenibile viene consacrato come obiettivo prioritario dell'Unione europea (art. 2 TUE - già art.B;  artt. 174-175-176 TUE - già artt. 130R-130S-130T), con la codificazione dei principi direttivi dell'azione comunitaria quali l'azione preventiva, quella di precauzione, il principio di riduzione di inquinamento alla fonte e l'imputazione all'inquinatore dei costi dei risanamento ambientale («chi inquina paga>).

7a In Puglia il DRAG Considerato che il consumo di risorse naturali e l’inquinamento è concentrato nelle città e nel territorio abitato, la pianificazione urbanistica è quindi uno degli strumenti essenziali nel quadro di politiche e azioni di governo integrato del territorio, improntate a realizzare la sostenibilità dello sviluppo. L’uso del suolo ha conseguenze molteplici sugli ecosistemi e sulle scelte di sviluppo socio-economico ed è una componente strategica di ogni politica di sostenibilità.
La connessione tra pianificazione urbanistica e ambientale, nella prospettiva dello sviluppo sostenibile, si struttura innovando profondamente metodi e contenuti della pianificazione urbanistica.
Ciò ha influito profondamente nella riforma urbanistica di questi ultimi anni anche in Puglia. Anche in linea con quanto previsto all’art.11 dello Statuto della Regione Puglia che riconosce il principio dello sviluppo sostenibile -, negli ultimi anni l’azione regionale in materia di pianificazione territoriale ha assunto come elemento centrale il principio dello sviluppo sostenibile. Già la legge regionale n 20/2001 sul governo del territorio, subentrata alla n. 56/1980, diventata nella pratica un insieme di regole inattuali e farraginose, è ispirata ai principio dello sviluppo sostenibile.
Con l’approvazione degli “Indirizzi, criteri e orientamenti per la formazione, il dimensionamento e il contenuto dei piani urbanistici generali (PUG) . DRAG - finalizzati a fornire elementi inerenti al metodo di elaborazione di questo nuovo strumento di governo del territorio, favorendo la diffusione di “buone pratiche” di pianificazione urbanistica, il tema dello sviluppo sostenibile è stato confermato elemento fondativi della pianificazione urbanistica comunale. Per il raggiungimento di detto obiettivo gli “indirizzi” indicano come fondamentale la necessità di una costruzione seria del sistema delle conoscenze, con carattere processuale (che non termina con l’approvazione del Piano), finalizzata alla comprensione del territorio nei sui elementi costitutivi, soprattutto riguardo allo stato delle risorse ambientali e delle sue problematicità -quali risorse ambientali versano in condizioni critiche, quali invece assumono rilevanza proprio per la loro integrità- e le pressioni a cui sono sottoposte. Detta conoscenza costituisce anche parte essenziale del Rapporto ambientale della VAS prevista dagli “Indirizzi” come processo compreso all’interno della formazione del PUG. Il quadro delle conoscenze è anche esito di un processo partecipativo e concertativo della comunità locale, che accompagna il processo di Piano fino alla definizione delle scelte.
Ancora, gli “Indirizzi” tentano una integrazione tra urbanistica e ecologia non limitandosi solo a dichiarare la sostenibilità come principio fondante, ma fornendo la necessaria declinazione operativa. A partire dalla parte strutturale del PUG che dovrà specificare coerenti politiche di salvaguardia uso e valorizzazione delle invarianti strutturali costituenti il sistema storico-culturale e paesaggistico-ambientale, nonché la sostenibilità economico-sociale. Al proposito gli “Indirizzi” ,  indicano per ogni tipo di contesto quindi sia per quelli urbani che per i rurali precise direttive. In particolare per i primi: il contenimento del consumo del suolo, il risparmio energetico, la riduzione dell’inquinamento acustico e luminoso, l’aumento della permeabilità dei suoi, lo sviluppo della mobilità pedonale e ciclabile; per i secondi la salvaguardia dei paesaggi rurali tradizionale, la promozione della permanenza delle attività agricole, il sostegno alla produzione agricola,  il recupero del patrimonio rurale, etc.. Per la parte programmatica del PUG gli “Indirizzi” indicano che la stessa specifichi le disposizioni strutturali  con appositi strumenti di premialità per favorire gli interventi con carattere di sostenibilità.

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La sostenibilità urbana ed edilizia nella UE – Negli ultimi anni nell’ambito delle politiche comunitarie è stata posta particolare attenzione alla ricerca della sostenibilità urbana ed edilizia tanto che dal 2006 (COM -2006-718) essa è diventata una delle sette strategie tematiche dell'Unione Europea previste dal sesto programma di azione per l’ambiente. L’80% degli europei che vivono nelle città, devono far fronte a problemi comuni: cattiva qualità dell'aria, traffico e congestione intensi, livelli elevati di rumore ambiente, cattiva qualità dello spazio edificato, presenza di terreni abbandonati, emissioni di gas serra, proliferazione urbana, produzione di rifiuti e di acque reflue.
Tali problemi sono particolarmente complessi e le loro cause incidono l'una sull'altra; per questo la UE prevede un approccio integrato. Orientamenti e misure di coordinamento appaiono più appropriati di un'azione legislativa in considerazione della diversità delle aree urbane e degli obblighi esistenti, che impongono soluzioni specifiche, nonché delle difficoltà di fissare norme comuni per l'ambiente urbano.
La strategia comunitaria si basa inoltre sulla sussidiarietà e dà la priorità alle iniziative locali, pur mettendo l'accento sulla cooperazione fra i vari livelli decisionali (comunitario, nazionale e locale) e sull'integrazione dei vari aspetti della gestione urbana. I temi prioritari su cui viene incentrata la Strategia Tematica sull’Ambiente Urbano sono quattro, strettamente legati ma affrontati in modo distinto, ed essenziali per la sostenibilità a lungo termine delle città: - gestione urbana sostenibile; - trasporto urbano sostenibile; - edilizia sostenibile; - progettazione urbana sostenibile.
In particolare, l’edilizia per il suo enorme peso produttivo è uno dei settori più ad alto impatto ambientale per gli effetti sul territorio, per il consumo di risorse materiali e di energia, e per le immissione in acqua e atmosfera. Naturale diventa l’avvicinamento alla <bioedilizia> come approccio alla necessità di costruire che sappia rapportarsi in maniera equilibrata con l’ambiente, centrato sulle reali necessità dell’uomo.
Un obiettivo che passa anche con il ripensamento delle città attraverso una progettazione urbana, un’edilizia e un trasporto urbano sostenibile, per il perseguimento del cosiddetto impatto zero, cioè un modello di vita che punti verso l’azzeramento delle emissioni di CO2 nell’atmosfera per rallentare il c.d. effetto serra.

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La Direttiva Europea 2002/91/CE  Considerato che l'energia consumata nel settore residenziale e terziario, rappresenta già oggi oltre il 40% del consumo finale di energia della Comunità, è su questo fronte che l’Unione europea si sta, anche, impegnando in termini normativi e di indirizzo generale.
In particolare con la Direttiva 2002/91/CE, Energy Performance of Buildings Directive (EPBD) ogni singolo Stato, tenendo conto delle specifiche condizioni ambientali, climatiche e delle norme preesistenti, è chiamato a sviluppare proprie procedure di regolamentazione, al fine di migliorare il rendimento energetico degli edifici.
I quattro pilastri della Direttiva sono:
- il calcolo integrato del rendimento energetico edificio/impianto (tenendo conto di aspetti quali coibentazione, esposizione, clima, tipo di impianto, impiego di fonti di energia rinnovabili e caratteristiche architettoniche dell'edificio);
- i requisiti minimi del rendimento energetico degli edifici di nuova costruzione e nella ristrutturazione di edifici di grande superficie;
- la certificazione energetica degli edifici, quale strumento che consente al cittadino di fare una corretta valutazione “costo/qualità energetica”, dell’edificio o immobile che sta acquistando, nuovo od usato che sia;
- l’ispezione periodica delle caldaie e dei sistemi di condizionamento.

9 LR 13/2008 Anche la Regione Puglia, con l’approvazione della legge regionale n.13/2008 “Norme per l’abitare sostenibile”, ha inteso promuovere e incentivare la sostenibilità dell’abitare sia nelle trasformazioni territoriali e urbane sia nella realizzazione delle opere edilizie, pubbliche e private, nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dei principi fondamentali desumibili dalla normativa statale sopra descritta. La legge si pone quale strumento essenziale per diffondere l’abitare sostenibile nelle città e nei territori della regione.
Il concetto di sostenibilità dell’abitare, secondo la declinazione pugliese, non implica solo un orientamento verso forme del costruire che garantiscano il risparmio delle risorse naturali, ma assicurino anche, in linea con la Carta di Aalborg (firmata nel 1994) e alla Carta-Med (firmata ad Atene nel 18 aprile 2008 (nell’ambito del progetto europeo Med-EcoQuartiers, inserito nel programma INTERREG III B – MEDOCC -  che definisce con precisione i principi operativi per realizzare città sostenibili) e con prescrizioni in tal senso per i redigendi PUG, che l’intero processo di pianificazione e di edificazione si sviluppi secondo criteri qualitativi, quali, il rispetto del territorio promuovendo uno sviluppo armonioso dell’ambiente naturale e dell’ambiente costruito, la salvaguardia dei tipi insediativi e delle tradizioni materiali e tecnologiche caratteristici dei contesti locali.
In coerenza con tali principi e orientamenti la Regione con detta legge ha inteso promuovere, con linee guida e regolamenti, la definizione di indirizzi urbanistici, strumenti, tecniche e modalità costruttive sostenibili nelle pratiche di governo del territorio, negli interventi di nuova edificazione, di recupero edilizio e urbanistico e di riqualificazione urbana e di specifici criteri di compatibilità ambientale e sviluppo sostenibile, al fine della minimizzazione dei consumi di energia e delle risorse ambientali, del benessere e della salute degli occupanti, della tutela dell’identità storico-culturale degli agglomerati urbani e dell’utilizzo di materiali naturali di provenienza locale. E’ prevista altresì la regolamentazione della certificazione energetica.
Poiché, è necessario anche sostenere le buone pratiche edilizie la Regione promuove la sostenibilità dell’abitare attraverso incentivi (che vanno ad aggiungersi alle agevolazioni fiscali statali per l’efficienza energetica e per il solare termico) quali:
-l’esclusione dal computo per la determinazione di volumi di quelli destinati all’isolamento termico e acustico, alla captazione dell’energia solare, alla realizzazione ombreggiamento facciate, alla ventilazione ed al raffrescamento naturali;
-la riduzioni di imposte comunali (oneri di urbanizzazione secondaria o costo di costruzione);
-gli incrementi fino al 10 per cento del volume consentito dagli strumenti urbanistici vigenti.