1 La delegittimazione della politica 2 Le forme della partecipazione 3 Qualche parola a favore del modello partecipativo
4 Nello scenario internazionale 5 La normativa e le strategie europee 6 In Italia 7 In Puglia
1 La delegittimazione della politica e delle istituzioni in generale – individuabile nella crescente astensione elettorale e nell’elevata diffidenza e sfiducia nei confronti degli organi rappresentativi di governo –, ha portato in luce un bisogno di maggiore partecipazione da parte dei cittadini nei processi decisionali e d’attualità forme di democrazia diretta che offrono ai cittadini una partecipazione che va oltre la scelta elettorale o la consultazione attraverso referendum (democrazia rappresentativa).
All’interno del dibattito urbanistico nell’ultimo decennio sta acquistando spessore il tema della partecipazione, irrobustita dalla sfiducia nei confronti degli organi rappresentativi di governo del territorio e dalla crisi della pianificazione territoriale, aggravata in verità da tanti altri mali tra i quali l’irrealizzabilità di molte previsioni che restano sulla carta, le lungaggini burocratiche derivanti dal rispetto di «complessi vincoli normativi e faticosi itinerari procedurali», che richiedono grandi quantità di risorse e di tempo ma producono risultati modesti, e in ultimo dal verificarsi di gli ostacoli provocati da una forte mobilitazione spontanea della popolazione che si organizza e si coalizza contro operazioni urbanistiche ritenute avventate o speculative.
E’ da evidenziare, anche il divario creatosi tra la "sfera tecnico-professionale" e società nel rappresentare efficacemente le necessità, le richieste della popolazione e il soddisfacimento dell’interesse comune, escludendo di fatto i diretti interessati da ogni meccanismo decisionale su ambiti rilevanti della vita quotidiana e avvantaggiando soltanto gli interessi della classe dominante e di coloro che da essa sono rappresentati.
La messa in discussione del modello di pianificazione cosiddetto tradizionale - ispirato principalmente al paradigma razionalista– ha portato alla formulazione di pratiche partecipative all’interno di strumenti urbanistici comunemente utilizzati, che si giustifica non solo nella maggiore democraticità che esso produce, ma anche nella sua abilità di accrescere l’efficacia delle politiche pubbliche e produrre consenso attorno agli esiti del processo.
2 Le forme della partecipazione Le forme partecipative (nello scenario urbanistico comparse a partire dagli anni sessanta in America) sono molteplici, si può fare una prima distinzione tra partecipazione formale e partecipazione attiva:
-con la prima i cittadini sono informati sulle attività della pubblica amministrazione, possano esprimere la loro opinione su specifiche tematiche (questionari, indagini, consulte, forum, osservatori), ma non hanno la possibilità di intervenire efficacemente sulle decisioni; in questo caso la partecipazione assume un carattere limitato, passivo, debole, manipolabile, talvolta fittizio;
-con la seconda, di tipo inclusivo, invece, i cittadini sono coinvolti nell’analisi di problematiche ambientali o urbanistiche (nei quali mettere a disposizione la loro conoscenza non esperta ma specifica non solo dei luoghi ma anche dei bisogni e delle potenzialità della collettività), e possono persino ricoprire ruoli di responsabilità nella stesura degli obiettivi e delle modalità di intervento; in questo caso la partecipazione assume un carattere attivo, forte e capace.
Al proposito, la letteratura distingue:
- una scala della partecipazione civica composta da cinque livelli l’informazione; la consultazione; la decisione collettiva; l’azione collettiva; l’autoprogettazione e autogestione.
- lo stadio del processo in cui si coinvolgono i cittadini,
- i diversi interessi che possono intervenire.
3 Qualche parola a favore del modello partecipativo Le molte argomentazioni presenti nella letteratura consigliano un percorso di pianificazione partecipata rispetto ad uno di progettazione top-down.
Innanzitutto è bene precisare che la partecipazione dei cittadini assume un ruolo complementare a quello dei tecnici, e quindi non solo ha lo scopo di costruire una visione condivisa dello scenario futuro, e anche, ma più a monte, di definire i bisogni reali dei cittadini.
Non può che avere una valenza positiva l’introduzione di momenti partecipativi nei diversi nodi del processo della pianificazione, non solo dal punto di vista etico e morale, ma anche rispetto a quei principi di efficienza, efficacia e legittimità.
La partecipazione attiva consente poi di ristabilire un equilibrio tra "attori forti" portatori di interessi economici già presenti nel sistema, e "attori deboli", portatori di interessi generali e diffusi (soggetti sociali, culturali e minoranze attive), che non sono mai intervenuti attivamente nei processi decisionali, pur essendo i portatori di bisogni ed interessi relativi alla qualità della vita nel territorio.
I metodi partecipativi, consentendo l’espressione del dissenso in forme democratiche, di confronto e dialettiche, devono essere interpretati come mezzo per la trasformazione e miglioramento delle politiche, piuttosto che uno scomodo ostacolo da eludere.
4 Nello scenario internazionale, a seguito della crisi ambientale, gli organismi internazionali legati alle Nazioni Unite e alla Comunità Europea, hanno dimostrato un crescente interesse per le politiche volte a perseguire uno sviluppo locale sostenibile.
La scelta di promuovere non solo una valorizzazione fisica ed economica del territorio, ma anche la tutela dei diritti e dei bisogni specialmente delle categorie sociali più deboli e quindi intrecciata al tema della partecipazione, è la traccia seguita in tutte le conferenze e assemblee e riversata nei documenti e linee guida: Rapporto Brundtland -WCED,1987-, Programma Agenda XXI (Rio de Janeiro, 1992), Carta Urbana Europea (Consiglio d’Europa, 1992), Carta di Aalborg (1994), etc
Queste Istituzioni introducono, nei propri indirizzi strategici, principi ispirati ad uno sviluppo sostenibile che, assieme alle autorità locali, coinvolga attivamente la popolazione, sia nella protezione e nell’uso più razionale delle risorse naturali, sia nello sviluppo umano.
5 Anche la normativa e le strategie europee negli ultimi anni hanno orientato e sollecitato gli Stati membri verso l’applicazione di principi di buona governance, l’introduzione di modalità inclusive (partecipate) nella definizione delle proprie politiche, in particolare nelle materie ambientali e del governo del territorio (DIRETTIVA 2003/35/CE).
6 In Italia la spinta verso ai nuovi modelli politici-culturali della pianificazione partecipata trova riscontro, negli ultimi decenni, a partire dalle leggi 142 e 241 e poi negli strumenti di pianificazione previsti dalla normativa europea (Leader, PIC Urban, Agenda 21) e dalla legislazione italiana (Contratto di quartiere, Piano di Recupero Urbano, Piano di Accompagnamento Sociale, Prusst, ecc.), e in molte nuove leggi urbanistiche regionali.
Anche se manca uno schema generale di inquadramento e ciò fa sì che la sperimentazione di pratiche partecipative abbia luogo grazie ad una scelta maturata all’interno delle singole amministrazioni, basate su originali e specifiche interpretazioni ed adattamenti di diversi approcci teorici e metodologici, che dipendono anche dal territorio in esame, dall’oggetto del piano, dalle finalità, dal target di cittadini coinvolti, e dalle figure professionali ritenute più idonee a garantire una maggiore efficacia dell’azione di piano. La scelta di non imbrigliare la partecipazione in regole ferree può evidentemente può essere anche una scelta positiva, in quanto può servire a non burocratizzare l’approccio e le procedure.
7 In Puglia -anche in linea con quanto previsto al Tit. III Cap I artt. 13 e 14 dello Statuto della Regione Puglia che riconosce il principio della partecipazione attiva e consapevole e il diritto all’informazione dei cittadini-, negli ultimi anni l’azione regionale in materia di pianificazione territoriale ha assunto come elemento centrale il principio della partecipazione. Già la legge regionale n 20/2001 sul governo del territorio, subentrata alla n. 56/1980, diventata nella pratica un insieme di regole inattuali e farraginose, è ispirata ai principi di trasparenza delle scelte con la più ampia partecipazione. La legge indica però come momenti di partecipazione quelli tradizionali riferiti alla presentazione delle osservazioni: da parte delle organizzazioni ambientaliste, socio-culturali, sindacali ed economico-professionali per quanto riguarda i piani provinciali (PTCP), da parte di chiunque abbia interesse per i piani comunali generali (PUG) in due momenti dopo l’adozione del DPP e dopo l’adozione del PUG, in ultimo da parte di chiunque abbia interesse per i piani urbanistici esecutivi (PUE).
Con l’approvazione degli “Indirizzi, criteri e orientamenti per la formazione, il dimensionamento e il contenuto dei piani urbanistici generali (PUG) . DRAG - finalizzati a fornire elementi inerenti al metodo di elaborazione di questo nuovo strumento di governo del territorio, favorendo la diffusione di “buone pratiche” di pianificazione urbanistica, la partecipazione è stata, invece, portata nel processo di formazione e attuazione del piano, sia per tener conto del sapere dell’esperienza, di cui sono portatori gli abitanti, sia per garantire la trasparenza delle scelte. L’atto di indirizzo deve contenere il programma della partecipazione. Ancora l’approccio strategico che è indicato per i piani richiede una reale interazione sociale, da praticarsi attraverso processi partecipativi, “intendendo la partecipazione quale risorsa fondamentale per garantire la trasparenza delle scelte e la realizzabilità stessa del piano”.
Secondo gli “indirizzi” il coinvolgimento può essere praticato in vari modi: mediante l’informazione, l’ascolto, la consultazione, l’organizzazione di forum, laboratori, incontri pubblici, e altre forme di comunicazione e interazione adatte ai contesti locali.
Nel processo di partecipazione confluisce anche quello previsto normativamente per la VAS.
Anche nella c.d. “pianificazione complessa” regionale con i Programmi integrati di riqualificazione delle periferie (PIRP), detti gli strumenti di intervento sono elaborati con il coinvolgimento degli abitanti; detto principio è poi trasfuso nella legge regionale n.21 del 29 luglio 2008, n.21– “Norme per la rigenerazione urbana”, che promuove la rigenerazione di parti di città e sistemi urbani finalizzate al miglioramento delle condizioni urbanistiche, abitative, socio-economiche, ambientali e culturali degli insediamenti.
Ancora, il nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR) in elaborazione a cura dell’Assessorato Assetto del Territorio è interessato da un complesso processo partecipativo che risponde alla sfida di passare da una concezione del piano puramente vincolistico-conformativa-autorizzativa (dimensione pur necessaria della tutela) ad un progetto di valorizzazione socioeconomica del patrimonio dei paesaggi della Puglia. Il progetto che richiede il concorso attivo di tutte le energie presenti sul territorio. A tal proposito, assumono importanza una serie di percorsi di democrazia partecipativa di cui riassumo le più importanti:
-le Conferenze d’area;
-un sito web interattivo, che ha lo scopo di raggiungere il maggior numero di cittadini, e in particolare con l’osservatorio consente di costruire, attraverso le segnalazioni di cittadini, associazioni e istituzioni un repertorio di: - beni del paesaggio; -offese del paesaggio (detrattori); - buone pratiche del paesaggio; - cattive pratiche del paesaggio;
- il patto con i “produttori di paesaggio” (associazioni imprenditoriali in campo agricolo, artigianale, commerciale, turistico, edilizio, infrastrutturale e dei trasporti);
- i bandi (per idee progettuali e buone pratiche istituzionali) attivati dal Forum per il paesaggio;
- mappe di comunità, ecomusei, iniziative culturali, azioni puntuali ecc).
8 In conclusione, attivare percorsi di democrazia partecipativa significa arricchire il costruirsi delle politiche e dei progetti territoriali in un quadro di progetto maggiormente coordinato e coerente, mobilitando nuove risorse, utili alla costruzione di un’azione integrata rispetto alle questioni politiche, sociali, culturali e spaziali.
Naturalmente, affinché tutti questi intenti abbiano effettivamente seguito, è necessario un adeguato e tangibile rinnovamento nella struttura e nel modo di operare della pubblica amministrazione.
Soltanto grazie a nuove prassi amministrative diffuse, nuove culture dell’accoglienza e della valorizzazione delle differenze, modalità di cooperazione reticolare tra ambiti sociali, istituzionali e territoriali diversi, è possibile innescare un circolo virtuoso che produca effetti positivi.