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APPALTI PUBBLICI: LA COMMISSIONE EUROPEA INTERVIENE NEI CONFRONTI DI SETTE STATI MEMBRI. A cura di Carmelo CALAMIA

La Commissione europea ha deciso di intervenire in dieci casi per tutelare la legislazione dell'UE in materia di appalti pubblici, che mira a garantire che tutte le imprese europee possano concorrere sullo stesso piano all'assegnazione di questi appalti. Le procedure aperte e trasparenti previste dal diritto comunitario significano più concorrenza, maggiori garanzie contro la corruzione, e servizi migliori a prezzo più basso per i contribuenti. La Commissione ha deciso di deferire Francia, Portogallo, Spagna e Germania alla Corte di giustizia rispettivamente per la legislazione francese sugli appalti pubblici per importanti progetti di costruzione, il mancato intervento del Portogallo per recepire correttamente la direttiva sui ricorsi per candidati che ritengono di non essere stati trattati correttamente durante le procedure di appalto, l’analoga situazione della Spagna in merito alla prestazione di servizi sanitari, e due casi in Germania nei quali sono stati appaltati senza una gara su scala europea due contratti per la gestione dei rifiuti. La Commissione ha inoltre trasmesso richieste formali d’intervento ad Irlanda, Italia e Finlandia perché alcuni appalti pubblici sono stati aggiudicati in maniera difforme rispetto ai principi del trattato UE o delle direttive sugli appalti. Questi inviti formali hanno preso la forma di un ‘parere motivato’, che costituisce la seconda fase della procedura di infrazione. In mancanza di una risposta soddisfacente, la Commissione può citare gli Stati in questione alla Corte di giustizia europea.
In Italia, l'ANAS, l'ente pubblico responsabile della rete stradale nazionale, nel 1992 ha aggiudicato senza gara di appalto il contratto per la costruzione di una galleria nel porto di Olbia in Sardegna, contravvenendo così alla direttiva sugli appalti dei lavori pubblici (93/37/CEE). Il contratto è stato assegnato ad un'impresa che aveva già effettuato altri lavori nel porto di Olbia. Le autorità italiane sostengono che, per ragioni tecniche, il contratto non poteva essere aggiudicato a nessun altro. Tuttavia, ai sensi della direttiva, l'onere della prova incombe alle autorità competenti, e la Commissione non ritiene che ciò sia avvenuto, per cui ha inviato all'Italia un parere motivato.
La Commissione ha inviato all'Italia un altro parere motivato relativo a contratti stipulati dall'ANAS, questa volta in violazione della direttiva sugli appalti pubblici in materia di servizi (92/50/CEE). Nel 1999 l'ANAS ha stipulato sei contratti per lavori di progettazione relativi ad un importante progetto stradale in Calabria (strada N106), dopo aver lanciato un bando di gara lo stesso giorno e senza pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Nessuno di questi contratti, considerati isolatamente, interessa un importo sufficiente per raggiungere al soglia al di sopra della quale si applica la direttiva. Tuttavia, presi collettivamente, tali contratti invece superano la soglia, e la direttiva prescrive che, in certe circostanze - compresi lavori di progettazione di questo genere - quando gli enti appaltanti suddividono i lavori in diversi contratti separati sia l'importo totale dei contratti stessi a determinare l'applicazione o meno della direttiva. La Commissione ritiene che l'ANAS, pertanto, avrebbe dovuto aggiudicare i contratti soltanto previa pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e dopo aver consentito un intervallo sufficiente per le risposte, permettendo così ai prestatori di servizi di altri Stati membri di partecipare alla gara su base equità.
Recenti informazioni generali in materia di violazioni concernenti tutti gli Stati membri possono essere consultate all'indirizzo seguente:
http://europa.eu.int/comm/secretariat_general/sgb/droit_com/index_en.htm