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RUMORE O INQUINAMENTO ACUSTICO? : APPROFONDIMENTO TEMATICO. A cura di Rosario CENTONZE

Il fenomeno dell’inquinamento acustico è da qualche tempo oggetto di considerazione sia da parte del cittadino, sia del legislatore che si è trovato ad affrontare il problema del rumore come elemento di disturbo dell’equilibrio ecologico e della salubrità ambientale.
Comunemente nel parlare del rumore né individuiamo tre categorie:
- fastidio, quando un rumore è solo male accettato,
- disturbo, quando è tale da provocare alterazioni temporanee delle condizioni psicofisiche,
- danno, quando l'alterazione è irreversibile o comunque molto grave.
Il legislatore ha indicato con il termine di e di:
- Rumore, qualunque emissione sonora che provochi sull'uomo effetti indesiderati disturbanti o dannosi o che determini un qualsiasi deterioramento qualitativo dell'ambiente (cfr. DCPM 01.03.1991);
- Inquinamento acustico: l'introduzione di rumore nell'ambiente abitativo o nell'ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell'ambiente abitativo o dell'ambiente esterno o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambiente stessi. (cfr. L. 447/95).
La natura stessa del rumore, in grado di propagarsi tramite qualsiasi mezzo, e l'impossibilità per l'uomo di bloccare la funzione uditiva, che reagisce automaticamente allo stimolo persino durante il sonno, sono fattori determinanti per il danno potenziale derivante dall'esposizione alle emissioni sonore.
La psjcoacustjca è la scienza che studia le reazioni fisiche e psicobiologiche degli esseri viventi rispetto alle emissioni sonore.Sebbene sia una scienza ancora recente, sono già disponibili dati sugli effetti dell’esposizione prolungata e/o ai livelli alti di suono: cambiamento di determinate attività organiche e ghiandolari con modificazioni delle increzioni ormonali, nel caso specifico dell’uomo, poi, la ricerca scientifica ha dimostrato come gli effetti non si manifestino solo a carico dell’apparato uditivo, ma con livelli diversi da persona a persona, possono danneggiare anche il sistema nervoso e gli apparati cardio-vascolare, digerente e respiratorio. Nel complesso, l’eccessiva esposizione e l’esposizione a determinati livelli, compromettono la capacità di concentrazione e di lavoro, provocano disturbi del sonno e minano quindi la qualità stessa della vita. Seguendo questo indirizzo, la Corte di Cassazione ha espresso negli ultimi anni pareri che vanno nella direzione della tutela del diritto alla salute, diritto fondamentale e inviolabile dell’uomo, inteso non soltanto nel senso di incolumità fisica ma anche del più generale diritto a un ambiente salubre.


EFFETTI DEL RUMORE SULL’ORGANISMO UMANO

DANNI FISICI
Il danno uditivo può essere quantificato per mezzo di esami audiometrici, è irreversibile e non si evolve se s’interrompe l’esposizione allo stimolo sonoro. Si può parlare di danni solo per un’esposizione oltre gli 80 dBA, per parecchie ore al giorno e per un periodo di almeno 10 anni. Per quanto riguarda le altre conseguenze sull’organismo umano, le più diffuse sono di tipo psico-fisiologico e si manifestano sottoforma di stress e reazioni cardiovascolari ai livelli più elevati.
DISTURBI NELLE ATTIVITÀ
La prima e più ovvia conseguenza è il disturbo dell’attività che si sta svolgendo: studio, lavori mentalmente impegnativi, comunicazione verbale e sonno sono i principali bersagli del rumore. Quando il rumore rende difficoltosa o impossibile la comprensione di un suono o di una parola, innalzando la soglia auditiva per il segnale in arrivo, si è in presenza del fenomeno del mascheramento. Tale effetto si riscontra all’interno degli edifici, ove il livello continuo di rumorosità esterna raggiunge i 65-70 dBA. Nelle case il rumore non dovrebbe superare i 45-50 dBA ma spesso questo valore viene superato, anche a finestre chiuse, a causa del traffico. Numerosi studi hanno inoltre evidenziato come il “riposo” necessiti di un livello sonoro inferiore ai 45 dBA. Le reazioni fisiologiche prodotte dal rumore durante il sonno si manifestano come difficoltà o lentezza nell’addormentarsi e come alterazioni quantitative e qualitative del ciclo del sonno.
ANNOYANCE
E’ il fastidio generico, che può essere indicato come un sentimento di scontentezza riferito al rumore che l’individuo sa o crede possa agire su di lui in un modo negativo. Non è solo conseguenza di un sonno disturbato o dell’impossibilità di comunicare normalmente, ma dipende anche da sensazioni meno definite quali il sentirsi disturbato e impedito nello svolgimento delle proprie attività e nel riposo.



MA QUANDO UN RUMORE E’ NOCIVO?

Il Comitato delle regioni organo consultivo del legislatore europeo ha dato parere favorevole allo schema di direttiva sul rumore ambientale predisposto dalla commissione Europea. Lo schema non stabilisce nuovi valori limite sulle emissioni acustiche, ma detta criteri tecnici omogenei i cosiddetti “descrittori acustici comuni” per definire il livello oltre il quale i rumori diventano nocivi. A oggi, infatti, i vari Stati dell’Unione utilizzano strumenti e metodi di rilevazione diversi che devono però giungere a una armonizzazione a partire dal 2003, come stabilito dallo stesso schema di direttiva. Una volta definiti i “descrittori”, sarà compito di ciascuno Stato effettuare la mappatura acustica del territorio e predisporre i relativi piani di risanamento. Un rumore può disturbare già a 40 dB di giorno ed a 30 di notte, mentre oltre la soglia dei 75 decibel, può risultare pericoloso per la salute umana, provocando la rottura del timpano o la sordità.


DA SUONO A RUMORE

Anche se la differenza che intercorre tra la percezione di un suono come tale e come “rumore” è soggettiva, alcune componenti oggettive possono comunque essere definite il rumore è generalmente contraddistinto dall’irregolarità, intermittenza e causalità delle sue oscillazioni, mentre il suono è caratterizzato dall’armonia. Entrambi si trasmettono attraverso qualsiasi mezzo: aria, solidi, liquidi e gas; entrambi sono definiti attraverso due parametri specifici: intensità e frequenza.
INTENSITÀ
L’unità di misura utilizzata per stabilire l’intensità di un suono o di un rumore è il decibel (db). Una delle caratteristiche dell’intensità è quella di non sommare due valori uguali: se in un luogo si rilevano due emissioni sonore di pari intensità, si tiene conto del livello di una delle due, al quale vengono aggiunti 3db, se invece le due fonti hanno intensità diverse, il suono/rumore percepito è quello più alto, con l’aggiunta di un certo numero di decibel, aggiunta , però, inversamente proporzionale all’aumentare del valore della prima fonte.
FREQUENZA
La frequenza è legata al timbro (basso, alto etc.) e si misura in Hertz. L’orecchio umano percepisce solamente una certa gamma di suoni, compresi tra i 20 e i 16/20 mila Hertz. Le frequenze al di sotto di questo range vengono definite infrasuoni, quelle al di sopra ultrasuoni. La sensibilità dell’orecchio, poi, varia a seconda della frequenza del suono. Per poter misurare ciò che effettivamente sentiamo è necessario utilizzare un apparecchio dotato di apposito filtro, cosiddetto “A”. I decibel così misurati diventano quindi dBA. Inoltre, poiché in natura i rumori non sono costanti, per effettuare la misurazione occorre calcolare una media tra i diversi valori in un determinato arco di tempo: il Leq, riassumendo i vari livelli di pressione sonora emessi da una sorgente, definisce il livello continuo equivalente.


I DATI DELLA RELAZIONE SULLO STATO DELL’AMBIENTE 2001

Anche se l’inquinamento acustico è stato trascurato negli anni perché giudicato meno importante di altre problematiche ambientali, già nel 1933 il Quinto Programma d'Azione per l'Ambiente della Comunità Europea affrontava il problema stabilendo una serie di azioni da realizzare entro il 2000 per limitare l'esposizione dei cittadini europei alle emissioni sonore. Nel 1996, la Commissione Europea ha pubblicato anche il Libro Verde sulle "politiche future in materia di inquinamento acustico". Un'indagine europea del 1995, riportata anche nel Libro Verde, rilevava come nell'opinione pubblica il rumore costituisse la quinta fonte di preoccupazione per l'ambiente locale dopo il traffico, l'inquinamento atmosferico, la salvaguardia del paesaggio e la gestione dei rifiuti. Studi successivi stimano che il 20% della popolazione dell' Unione (circa 80 milioni di persone) è quotidianamente esposta a rumori esterni, principalmente dovuti al traffico che superano il livello di 65 dBA, considerato come "limite di tollerabilità" per gli individui. Un altro 40% (circa 170 milioni di persone) è esposto a livelli di rumore compresi tra i 55 e i 65 dBA, intervallo considerato come "valore di attenzione" per cui si possono manifestare seri disturbi nel periodo diurno. Sondaggi recenti confermano inoltre che il rumore è fra le principali cause del peggioramento della qualità della vita nelle città. Infatti, anche se la tendenza in ambito comunitario negli ultimi 15 anni mostra una diminuzione dei livelli di rumore più alti nelle zone più a rischio, contestualmente si è verificato un ampliamento delle zone con livelli definiti di attenzione che ha comportato un aumento del numero di persone esposte e ha annullato le conseguenze benefiche del primo fenomeno.


IL QUADRO NORMATIVO

In linea generale, la normativa sul rumore può essere suddivisa in due grandi filoni riguardanti il rumore "esterno” e quello "interno”.


INQUINAMENTO ACUSTICO ESTERNO
Riguarda le emissioni sonore nell'ambiente esterno e quelle che possono raggiungere gli ambienti abitativi. Si tratta del rumore prodotto dalle infrastrutture dei trasporti, dal traffico veicolare, aereo, ferroviario, dalle attività industriali e artigianali, da discoteche, manifestazioni all'aperto e da altre fonti quali gli impianti di condizionamento e i frigoriferi commerciali. Questo settore è disciplinato quasi interamente dalla Legge quadro sull'inquinamento acustico e dai decreti attuativi.


INQUINAMENTO ACUSTICO INTERNO
Riguarda la tutela della salute dei lavoratori per i rischi derivanti dall'esposizione al rumore durante l'orario di lavoro. Questa materia è disciplinata dal Dlgs 277/1991, emanato in recepimento della normativa comunitaria sui rischi derivanti dagli agenti fisici. La "Legge Calzolaio" rappresenta il primo intervento normativo organico in materia di inquinamento acustico e ne detta i principi fondamentali, individuando competenze di Stato, Regioni e Province. Con questa legge, che per essere realmente operativa necessita di ben 15 decreti ministeriali attuativi, si è realizzato il passaggio dal regime precedente, basato su una disposizione contenuta nella norma istitutiva del Ministero dell'Ambiente, a un sistema normativo più articolato.La Legge quadro individua tra le competenze dello Stato la fissazione dei valori limite di emissione e di immissione delle sorgenti sonore (fisse e mobili) e dei valori di attenzione e di qualità in funzione di: tipologia della sorgente, periodo della giornata e destinazione d'uso della zona da proteggere. In applicazione di tali disposizioni, è stato emanato il Dpcm 14 novembre 1997, che introduce valori limite riferiti alle diverse classi di destinazione d'uso in cui dovrebbe essere diviso il territorio comunale. L'uso del condizionale è comunque d'obbligo, dato che a oggi solo il 12% degli oltre 8 mila Comuni italiani ha provveduto a quella che viene chiamata zonizzazione acustica. In attesa della definizione delle classi da parte di tutti i Comuni, nei territori non zonizzati si applica in via transitoria quanto stabilito dal precedente DPCM, quello del I° marzo 1911. Tali limiti però non si applicano alle singole infrastrutture dei trasporti (stradali, ferrovie, marittime e aeroportuali) e alle relative fasce di rispetto per le quali, in attuazione dell’articolo 11 della legge 447/1995, sono stati emanati o sono in fase di emanazione decreti recanti i regolamenti destinati a disciplinare i valori limite di emissione e di immissione del traffico. I valori di immissione del Dpcm 14 novembre 1997 (tabella C) continuano a essere validi all'esterno delle fasce di pertinenza: in questo caso, infatti, le sorgenti concorrono al raggiungimento dei limiti assoluti di immissione". Il Ministero dell'Ambiente ha di recente adottato anche i criteri per la predisposizione dei piani di intervento per il contenimento e l’abbattimento dalle infrastrutture dei trasporti. Nel caso in cui il rumore prodotto superi i valori limite stabiliti dai regolamenti, Società ed Enti gestori dei servizi pubblici di trasporto e/o elle relative infrastrutture devono presentare i piani al comune e alla regione.
Infine il quadro normativo italiano si completa con: una serie di provvedimenti adottati in recepimento di direttive comunitarie che disciplinano il rumore prodotto da determinate sorgenti sonore quali escavatori, idraulici tosaerba, gru etc.; norme per la determinazione dei requisiti acustici delle sorgenti sonore negli edifici e dei requisiti acustici dei sistemi di allarme e di refrigerazione; norme per la determinazione dei requisiti delle sorgenti sonore e nei luoghi di intrattenimento danzante.


CLASSIFICAZIONE DEL TERRITORIO SECONDO GLI STRUMENTI URBANISTICI DEI COMUNI, CONFORMI AI CRITERI INDICATI DALLE REGIONI

CLASSE I – aree particolarmente protette. Rientrano in questa classe le aree nelle quali la quiete rappresenta un elemento di base per la loro utilizzazione: aree ospedaliere, scolastiche, aree destinate al riposo ed allo svago, aree residenziali rurali, aree di particolare interesse urbanistico, parchi pubblici, ecc.
CLASSE II – aree destinate ad uso prevalentemente residenziale. Rientrano in questa classe le aree urbane interessate prevalentemente da traffico veicolare locale, con bassa densità di popolazione, con limitata presenza di attività commerciali ed assenza di attività industriali e artigianali.
CLASSE III – aree tipo misto. Rientrano in questa classe le aree urbane interessate da traffico veicolare locale o di attraversamento, con media densità di popolazione con presenza di attività commerciali, uffici, con limitata presenza di attività artigianali e con assenza di attività industriali, aree rurali interessate da attività che impiegano macchine operatrici.
CLASSE IV – aree di intensa attività umana. Rientrano in questa classe le aree urbane interessate da intenso traffico veicolare, con alta densità di popolazione, con elevata presenza di attività commerciali e uffici, con presenza di attività artigianali; le aree in prossimità di strade di grande comunicazione e di linee ferroviarie; le aree portuali, le aree con limitata presenza di piccole industrie.
CLASSE V – aree prevalentemente industriali. Rientrano in questa classe le aree interessate da insediamenti industriali e con scarsità di abitazioni.
CLASSE VI – aree esclusivamente industriali. Rientrano in questa classe le aree esclusivamente interessate da attività industriali e prive di insediamenti abitativi.